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Giustizia. Rosario, il giudice Livatino, sarà proclamato beato il 9 Maggio ad Agrigento.

A dare l’annuncio oggi sono stati l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro e l’arcivescovo coadiutore, monsignor Alessandro Damiano, durante un appuntamento appositamente convocato nella sala “Giovanni Paolo II” del Palazzo Arcivescovile. Una data non casuale quella di domenica 9 maggio 2021 per la proclamazione del giudice ragazzino a beato perché rappresenta l’anniversario della visita nella città dei templi di san Giovanni Paolo II, il Pontefice che per primo definì Livatino martire della fede in quel famoso anatema lanciato contro la mafia proprio ad Agrigento, nel 1993.
La beatificazione di Livatino nell’anniversario della visita di Giovanni Paolo II
Quelle parole di Wojtyła furono decisive per avviare quel processo di canonizzazione, che nel diritto canonico è lungo e tortuoso e che solo nel dicembre scorso è arrivato a conclusone con il via libera del nuovo pontefice papa Francesco che ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto sul martirio in odium fidei di Rosario Livatino. La beatificazione del giudice Rosario Angelo Livatino avverrà nell’arcidiocesi siciliana dove il giovane giudice è nato e vissuto, nella Cattedrale di Agrigento, alla presenza di tutte le autorità religiose ed ecclesiali locali ma anche di quelle civili  e della magistratura provinciale nonché dei comuni di Canicattì e Agrigento. Come fanno sapere dallo stesso palazzo arcivescovile agrigentino, in preparazione all’evento però saranno predisposte delle iniziative di carattere civile ed ecclesiale sulla figura del prossimo Beato.
Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, fin da giovanissimo si era impegnato nell’Azione cattolica alimentando così la sua fede. Laureatosi e vinto il concorso i magistratura, Livatino nel 1979 entrò nel Tribunale di Agrigento come sostituto procuratore fino al 1989, portano avanti inchieste molto scottanti e complesse sulle organizzazioni criminali mafiose della zona ma anche su diversi episodi di corruzione dove erano coinvolti esponenti di picco della politica locale. Per quelle sue inchieste era entrato così nel mirino delle organizzazioni criminali della Stidda di Canicattì e Palma di Montechiaro che assoldarono quattro sicari per ucciderlo. La mattina 21 settembre 1990, il giudice era al volante della sua Ford Fiesta per andare a lavorare in tribunale percorrendo la vecchia statale 640 che collegava Agrigento a Caltanissetta quando i sicari fecero fuoco e lo uccisero all’età di 37 anni. Come emerso dalla accusa di beatificazione, chi ordinò quel delitto conosceva quanto Livatino fosse retto, giusto e attaccato alla fede e che per questo motivo, non poteva essere un interlocutore della criminalità. Andava quindi ucciso.